Sto leggendo un libro davvero carino, nel quale – per ragioni ad alcuni arcinote (povera Nonhotempo...) – mi piacerebbe un giorno potermi riconoscere .
Ad un certo punto, nel capitoletto dedicato alla parola ” enfance”, l’autrice si lancia in un paragone fra se stessa a nove anni ed il suo bambino della medesima età .
Ovvio che io abbia subito iniziato a pensare ai medesimi paragoni fra le mie ragazze e me…. (Elisa ormai ne ha dodici, ma poco cambia)
Quando avevo nove anni vivevo a Milano, mia mamma non lavorava ed aveva tutto il tempo di dedicare i pomeriggi a mio fratello ed a me, portandoci regolarmente a casa di amici o al parco o a praticare le varie attività sportive.
Le ragazze vivono in una piccola città fuori Milano, hanno una mamma che lavora e riescono a malapena ad andare a cavallo una volta alla settimana…. io alla loro età neppure sapevo come fosse fatto un cavallo, e per questo mi compatiscono parecchio.
Quando avevo nove anni ero “fidanzata” già da tre anni e programmavo con pervicacia il mio futuro con A., che aveva giurato di sposarmi entro e non oltre la quinta elementare…. ovviamente nulla di tutto ciò è avvenuto, né in quinta né dopo (uomini… direbbe Alice).
Le ragazze ignorano (o fingono di ignorare) con altrettanta pervicacia l’universo maschile, ritenuto una specie indegna di umana considerazione, con le uniche eccezioni degli One Direction e degli atletici sconosciuti stampati sui sacchetti di Abercrombie.
Quando avevo nove anni non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto concretamente da grande, salvo due sogni, rivelatisi del tutto privi di possibilità di realizzazione:
a) fare il veterinario in Africa con il suddetto A., agognato compagno di vita e di lavoro… a sua volta, A. oggigiorno fa tutt’altro che il veterinario in Africa;
b) fare il pirata, perché  – a parte A. – il mio unico vero amore era Kabir Bedi.
Faccio l’avvocato… tutto sommato qualcosa di molto simile al pirata, a detta di parecchi.
Le ragazze non contemplano alcuna possibilità di dividere il loro futuro con qualcuno (bleah…), ma in compenso sanno bene cosa vogliono fare, e soprattutto hanno discrete possibilità di riuscirci: architetto una e libraia  con divagazioni da pasticciera l’altra…
Quando avevo nove anni, l’unico telefono di casa era un fisso posizionato in corridoio vicino alla porta del bagno. Il solo modo per usufruire di un po’ di privacy era sedersi per terra chiudendosi nel suddetto bagno con il telefono… bloccando in un solo colpo servizi igienici e comunicazioni con il mondo esterno ed attirandosi improperi di vario genere.
Le ragazze usano  cordless e cellulare …. Non bloccano nulla, ma io sono costantemente alla ricerca di figlie e telefoni… questi almeno squillano se li chiami, le ragazze non si sognano neppure di rispondere…
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