Mi capita spesso, ma ovviamente non solo a me, di chiedermi chi me lo abbia fatto fare.
Chi me lo abbia fatto fare di lasciare una vita che mi piaceva, fatta di fatica senza dubbio ma anche di buone soddisfazioni personali a livello professionale; una vita in cui è vero che lavoravo mille ore al giorno ma tanto solo quello dovevo fare, e alla fine riuscivo anche a raccogliere un po’ di residue forze per uscire di sera, magari non combinata come una profuga disperata ma discretamente agghindata.
Da anni invece condivido il destino di tutte le “elastimamme” del mondo, con qualche ulteriore imprevisto inciampo nel frattempo intervenuto, per cui la sera capita sempre più spesso che sarei io quella che ha bisogno di essere messa a nanna.
Ieri era una di queste sere, dopo una giornata passata fra: tribunale, ufficio, commissioni varie per la prossima Comunione di Alice, incursione all’Ikea nel giro di un’ora, recupero figlie, pomeriggio a casa diviso tra lavoro che ti segue anche lì , sistemazione spesa (sia benedetto di tanto in tanto il pomodoro da cliccare!), tinteggiatura tavolino da balcone appena acquistato, revisione compiti, varie ed eventuali.
Dopo cena ero stramazzata sul divano completamente disfatta, accanto ad una Alice a sua volta stanca per la lunga giornata e un po’ di cattivo umore. Poi lei, con la sua solita aria di chi la sa lunga, ha estratto una scatolina di cartone, con il lavoretto fatto a scuola per la festa della mamma e mi ha detto “dai, aprilo adesso per favore… però leggi prima il bigliettino”.
Il bigliettino recava su una facciata una piccola poesia sulle mamme nel mondo, e sulla facciata accanto un pensierino scritto da bambino alla propria mamma.
 “Cara mamma, quando ho bisogno ci sei sempre! Ti voglio bene, Alice”Ho la memoria corta, e siccome non voglio più ricordarmi solo ogni tanto del perché, ho messo il bigliettino nel portafoglio e da lì non uscirà più.

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