Mi piace pensare, forse anche troppo.
Ci sono giorni in cui mi tormento di pensieri senza giungere, il più delle volte, ad alcuna conclusione soddisfacente.
Penso a me, a cosa ho fatto ( o magari non ho fatto) finora, a cosa potrò fare in futuro… soprattutto a cosa potranno fare le mie figlie e cosa potrà essere meglio per loro.
Ma poi… meglio in base a quale punto di vista?
Stamattina, nella quotidiana scorribanda blog per cercare di iniziare la giornata in modo meno deprimente, ho letto il post di Chiara e di colpo mi sono sentita “vecchia”….
Mi sono resa conto di quante esperienze non ho fatto, di come avrebbero potuto cambiare o quanto meno arricchire la mia vita e di come sia sconfortante rendersene conto a 45 anni: un’età che anagraficamente è ormai da “ragazzine” ma che professionalmente pesa come un macigno, in cui ti sembra di essere ormai incasellata in una posizione ed in un percorso destinati a non cambiare più e in cui trovi a decidere non solo per te ma anche per la tua famiglia.
E questo rende tutto ancora più complicato, almeno per me che non sono un fulmine di intraprendenza e di coraggio.
Forse non riuscirò a fare più niente per me, ma prego di non essere mai una mamma che impedisca alle sue figlie di provare a sganciarsi da questa palude… è questo che ora mi fa davvero paura.
Qualche volta, anche se mi piace, vorrei smettere di pensare… mi sembra di non poter smettere neppure di notte; mi sveglio di colpo, senza una ragione, e i miei pensieri sono già li, accanto a me sul mio cuscino e mi guardano dritta negli occhi.

 

Annunci