Normalmente odio avere torto, ma in certi casi è peggio avere ragione.
Perché è proprio così,  i pezzi non tornano quasi mai al loro posto, nemmeno quando – per un pomeriggio che in realtà è un attimo- ti sembra che possa succedere.
Rivedere dopo un anno un’amica partita improvvisamente per un posto lontano, incontrarsi a casa di una terza amica dove noi e le nostre figlie abbiamo passato molti pomeriggi di interi anni… a parlare, giocare, cucinare, ridere e consolarci.
Abitavamo tutte e tre nella stessa via, cancello-a-cancello… cancelli che erano molto più spesso aperti che chiusi, così come le rispettive case.
Io ho traslocato da più di tre anni, per molte ragioni, pur non cambiando città.
S. è tornata improvvisamente in Brasile, suo paese d’origine, ma in un modo che forse non avrebbe mai pensato né voluto; e come lei neppure i suoi figli.
V. è sempre lì, e per fortuna riusciamo ancora a vederci, con il suo sorriso e la sua serenità, le sue bambine bionde e la sua casa sempre invariabilmente aperta.
Come casa mia, ma non è più la stessa cosa.
Ieri siamo rimaste sospese nel tempo e nei ricordi, a bere caffè e ascoltare le risate delle nostre cinque belle ragazze finalmente di nuovo tutte insieme, come è stato per anni, anche loro commosse ed inizialmente un po’ esitanti.
Ci rifletto solo ora, ma a nessuna di noi è venuto in mente di parlare del futuro.
Perché i pezzi non tornano mai veramente al loro posto, rimane sempre qualche angolo buio e vuoto.

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