Arrivo in ferie, finalmente. 

Come un’oca giuliva immagino le mie fanciulline in trepidante attesa della loro mamma, dopo aver passato un mese con i nonni e con me solo pochi fine settimana scappa-e-fuggi.
Pia illusione, manco ci pensano.
Complice una spiaggia di cui conoscono ogni granello di sabbia per nome da quanto sono nate, le sciaguratelle si eclissano per ore, si circondano di frotte di ragazzine scatenate come loro ed iniziano ad ammettere in questa loro privilegiata corte i primi poveri esemplari di sesso maschile: “le ho viste giocare a calcetto con due UOMINI”, ha detto oggi il nonno correndo all’ombrellone in assetto da allarme aereo.
Ad un primo rapido ma infallibile esame, gli uomini sono risultati essere due tredicenni dall’aria un po’ spaventata…. Poveretti, non sanno cosa li aspetta.
Mentre scrivo questo post cerco di ingannare un’attesa che immagino simile a quella di un padre fuori dalla sala parto.
Elisa ha in corso la sua prima uscita serale… Dalle 9.30 alle 11.
Orario del coprifuoco negoziato con più fatica dei trattati per il disarmo nucleare, compagnia ufficiale della serata: tre donne ( dai 13 ai 15 anni) e tre uomini (età un po’ imprecisata, ma verosimilmente intorno ai 13).
Raccomandazioni su dove si può e non si può andare, con chi si può o non si deve parlare.
Che dire?? 
Non so, tanto farà lo stesso quello che vuole.
Mancano ancora 45 minuti… Non posso continuare a scrivere per tutto questo tempo.
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