Va beh… quando di notte si dorme male, si sa che di giorno può solo andare peggio.

Nel senso che ci incaponisce per dare attuazione a idee pellegrine che richiederebbero già di per sé un minimo di lucidità per essere compiute decorosamente.

Idea pellegrina numero 1: affrontare la grotta delle streghe nota anche come “camera di Alice”.

Solo pochi ardimentosi possono sperare di uscirne vivi, e di solito ciò accade solo dopo una buona notte di sonno (non il mio caso oggi). Risultato: due ore di estenuanti trattative e sfiancante lavoro per avere come mediocre conquista un parziale riordino di una libreria – in cui dovrebbero abitare in bell’ordine anche i libri di scuola – ed un sacco enorme di varie inutilità che mi è stato concesso di eliminare. Ancora mi resta da affrontare la seconda libreria, che versa in uno stato persino peggiore della prima e mi aspetta con espressione truce. Ma oggi mi manca il coraggio.

Idea pellegrina numero 2: non paga di questa edificante esperienza, decido di andare a prendere Elisa all’uscita da scuola e di portarle le fanciulle a fare le fotografie per il passaporto.

Essendo la sua classe uscita in ritardo, il fotografo è ormai prossimo alla chiusura, quindi ci dirigiamo verso il più vicino centro commerciale alla ricerca della diabolica macchinetta per foto.

Con Alice tutto fila liscio. L’altra invece  entra, si posiziona sullo sgabello, scosta la frangia che rischia di coprirle gli occhi invalidando la foto e … scoppia la tragedia. Si rende conto (ma solo in quel momento?) di avere la fronte infestata dai migliori amici dei quattordicenni, ovvero minuscoli ma inopportuni brufoletti.

Eh no!- proclama la Princi, figuriamoci se posso fare una foto in queste condizioni, visto che poi me la devo tenere per 5 anni. Neppure per idea!

Mi monta il sangue alla testa e non solo.. ma visto che ormai siamo in ballo, in un barlume di lucidità e di amore materno le suggerisco di infilarsi nella prima profumeria che incontriamo al centro commerciale, comprare un correttore e procedere al restauro. Detto fatto: passiamo il successivo quarto d’ora nel bagno del centro, in tre davanti ad uno specchio a cercare uno per uno i brufoletti incriminati, coprendoli di correttore e stando ben attente a non lasciare alcun segno dell’intervento.

Sfinita, la infilo di nuovo nella cabina e le ingiungo di scattare, qualunque cosa venga fuori.

Stasera riproviamo dal fotografo: non le daranno mai il passaporto con la foto che ne è uscita.

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