Ma ovviamente non lo è.
Qualche sera fa ero ad una cena con un gruppone di vecchi amici, di quelli che appena li vedi ti rilassi e cambi registro.
Fra le tante cose di cui abbiamo parlato, essendo tutti ormai abbondantemente genitori di figli più o meno adolescenti, si è toccato per l’appunto l’argomento prole, come gestire le ubbie e le alzate di ingegno della loro età, come affrontare le loro piccole inevitabili crisi, personali e magari anche scolastiche.
Un’amica, in particolare, era piuttosto depressa per la pagella decisamente poco incoraggiante rimediata da sua figlia dopo il primo quadrimestre di prima liceo.
La ragazzina, peraltro, è  sveglissima e capace di intendere e volere, e neppure particolarmente bighellona per quanto ne so, anzi. Sua mamma, sconfortata, non sa più come aiutarla ed incoraggiarla per cercare di superare questa fase di difficoltà.
Interviene a questo punto un amico, genitore separato di una figlia diciassettenne che è abituato a gestire in prima persona per quanto riguarda molte cose fra cui la scuola, con un’abilità ed una sensibilità che francamente gli invidio parecchio.
Il padre, serafico, dice di aver risolto il problema nel momento in cui ha realizzato che occorreva smettere di chiedere risultati.
In effetti, dice lui, inutile chiedere ai figli di raggiungere traguardi che sono i nostri ma che magari non corrispondono ai loro: non li capiscono e non li raggiungeranno mai. Quando ha lasciato che fosse la figlia a decidere quali traguardi raggiungere ed in che modo, i problemi sono stati risolti con relativa facilità
Ora, ognuno ha ovviamente le proprie sacrosante idee in fatto di scuola e di educazione dei figli in generale, e forse lui è stato anche fortunato.
Però, il ragionamento di questo rilassato papà non mi pare del tutto pellegrino. Ho sempre pensato che, molte volte, le richieste o le aspettative che i genitori nutrono verso i figli non siano altro che aspettative personali andate deluse in tutto o in parte.
Forse è invece proprio vero che, casi patologici a parte, occorre avere fiducia nei ragazzini, nei loro ritmi e nella loro capacità di autoregolarsi. Un po’ come quando sono piccoli e si vuole che finiscano ad ogni costo il biberon o la pappa perché se no chissà cosa succede, mentre loro non hanno più fame.
Non succede proprio niente.. e forse è proprio vero che, anche in questo caso, la fame è la nostra e non la loro.
Però, appunto….  sembra facile.

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