La colazione del mattino, immersa nel silenzio di cui ho già avuto modo di parlare, è un momento in cui- fra l’altro – do una scorsa a notizie e letture varie.

Stamattina, complice la fatidica data (umpf) del 14 febbraio che si avvicina, mi sono imbattuta in questo articolo:

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/10/lettere-damore-piu-belle-di-tutti-i-tempi_n_6652474.html?utm_hp_ref=italy

Fra tutte, io scelgo questa:

Ernest Hemingway a Marlene Dietrich (1951)

da Huffington Post

“Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa”

Confesso (a malincuore) di aver sino a stamattina ignorato l’esistenza di tale (intensa ma sembra platonica) storia d’amore.
Penso però, nella mia pur infinita carenza di romanticismo, che se dovessi ricevere una lettera di questo tipo mi piacerebbe leggere qualcosa del genere.
E penso che, se dovessi scrivere una lettera di questo tipo, queste sarebbero le parole che vorrei dire.
E già che ci sono, le dico.
Perché è la cosa più importante; e perché il fatto di essere a casa così di rado sta diventando un po’ faticoso.

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