Io avevo 13 anni, ed ero una brillantissima,  diligentissima e serissima alunna di terza media; esisteranno ‘sti superlativi? non lo so, ma io ero così. In pratica una pallosa sfigata..

Lui era Adriano, il mio adorato professore di lettere: allora più o meno cinquantenne, più brillante di una supernova, stropicciato e trasandato, single brontolone e comunista fino al midollo. Per lui avrei fatto qualunque cosa, e credo che la farei ancora. Mi ha aperto occhi, mente e cuore su un milione di cose, raccontate con tono casuale durante i troppo brevi intervalli che passavamo a chiacchierare del più e del meno intanto che-  sempre con fare casuale- mi rubacchiava i crackers della merenda.

Un giorno ci assegna un tema in classe; non ricordo il titolo preciso, ma l’argomento era il lavoro e la sua concezione nella storia e secondo noi. Io, ripeto, ero una brava fanciulla seria e studiosa, già  profondamente (ma allora inconsapevolmente) pervasa da spirito calvinista; per dire che se non è riuscito lui a convincermi che Marx aveva ragione, non ce la farà mai nessuno.

Mi produco quindi in un bel testo, pervaso da senso di responsabilità , ottimismo per il futuro e celebrativo del lavoro e di tutti i suoi positivi risvolti sul piano personale e sociale; lui lo corregge e mi dà un super voto, perché il tema era bello, esauriente e profondo (ovviamente per una ragazzina di 13 anni).

Poi, in fondo, aggiunge una noticina: – Se non fossi tu, ti proporrei un ripassino di storia: ti ricordi, vero, chi e dove aveva scritto “il lavoro rende liberi”? Ricordati sempre che la vita vera termina un metro prima di quel cancello di ferro- Allora avevo fatto spallucce : il tutto rientrava, secondo me, nella nostra schermaglia. Io provocavo da un lato, lui dall’altro; dopodiché amici come prima.

Oggi però penso spesso a lui e alla sua noticina. Soprattutto quando ogni giorno varco il mio cancello. Una volta, oltre quel cancello, mi sembrava quasi di vedere un giardino; ora è tutto inaridito. Colpa mia che non ho annaffiato a dovere? O sono solo le consapevolezze di Adriano che, nonostante il perdurare dello spirito calvinista, sono diventate anche le mie?

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