Ci sono cose che sai da sempre, ma arriva un momento in cui “la cosa” si materializza in modo talmente evidente da non lasciarti più alcun dubbio addosso .

Per esempio quando ti rendi conto che, pur abitando in un certo posto da più di16 anni, tu ed il posto non vi appartenete per nulla, e forse non vi apparterrete mai.

I posti, nella loro neutralità, probabilmente non hanno alcuna colpa di tutto ciò, quindi mi assumo serenamente la mia parte di  responsabilità in tutto questo.

Te ne rendi conto, fra le altre cose, quando sei nel corso di una riunione di lavoro con alcuni clienti , che parlano (fra loro e con te) di altri concittadini chiamandoli per nome o peggio per soprannome, oppure identificandoli “per relationem” tramite parenti vari. Nel fare ciò, ti guardano con aria complice, come per dire: tu sai bene di chi sto parlando, non c’è neppure bisogno che ti dica nome e cognome per esteso.

Ecco, io invece non ho idea di chi stiano parlando, i loro riferimenti criptici e pettegoli non mi dicono nulla.. e francamente sono fiera e contenta così. Odio gli “intrallazzi” e le promiscuità, odio le maglie che vengono intessute attorno alle persone, la sensazione che ogni vita venga scandagliata nel profondo a prescindere da ogni vero interesse, solo per diritto di cronaca. Quindi proseguo nella mia estraneità.. convinta che ciò che conta davvero siano solo le persone che qui mi sono realmente care, e non certo per ragioni professionali o di convenienza.

Però, il dubbio che questa situazione alla fine mi si ritorca contro e che qui sarò sempre e solo un’estranea ogni tanto mi assale.

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