L’argomento su questo blog è trito e ritrito, quindi non mi aspetto che questo post abbia un gran seguito. Ma io ho bisogno ugualmente di scriverne, per me, per mia pace o cruccio in egual misura. Perché nel fine settimana, quando sto con loro di più,   le guardo e le respiro, ci penso di più. 

Due figlie, due mondi,  due (o molte più di due) chiavi di lettura, svariate congetture su chi delle due troverà nel proprio modo di essere più aiuti o ostacoli nella vita, nessuna risposta sensata.

La prima sono io alla sua età, ma un po’ anche adesso.  Brava, scolasticamente brillante senza eccessi o atteggiamenti che la rendano antipaticamente secchiona, curiosa e vagabonda, persino un po’ irrequieta e affamata di futuro.

 Ma.. A fronte di tanta manna, ecco il resto. Emotivamente rigida, apparentemente incapace di slanci affettivi, poco incline ad emozionarsi o quantomeno ad apparire emozionata. Non è un mostro.. È come ero io.. Intimamente certa che sensibilità coincida con debolezza,   un lato della propria personalità da non mostrare a nessuno e da gestire in solitaria. Una fatica enorme, oltre che del tutto inutile; ma a me ci sono voluti diversi lustri di vita faticosa prima di capirlo. E ancora faccio molta fatica ad attuarlo.

La seconda sono io adesso, ma solo un po’; per la restante parte è quello che vorrei essere e che al tempo stesso mi fa tanta rabbia. Lei non sta facendo della sua vita una missione verso “una riuscita”,  che per lei per ora può essere necessariamente solo scolastica. Di questo, mi pare, non le importa molto. Non fa particolare progetti per il futuro, che le sembra francamente una gran nebulosa (e forse ci mancherebbe altro, a dodici anni). Non è frenetica, anzi.. decisamente rilassata. Spesso questo suo modo di essere mi irrita, lo ammetto.. e so che in quei momenti, purtroppo, lei ne soffre e si chiede come io possa non capire e accettare che lei sia apparentemente diversa da me.

A fronte di tanti “difetti”, ecco il resto. Quello che vuole è essere felice e amata. Non ha paura di dirlo, non ha paura di ammetterlo e di farlo capire in ogni modo quando proprio non riesce a dirlo. Vive di pensieri, sensazioni, sentimenti e tenerezze. Si perde di gioia quando la si abbraccia, e non ha la minima difficoltà a mostrarlo. Non pensa per questo di essere debole o di doversene vergognare. E’ il lato bello della vita, e lei non vuole rinunciare.

E ora il difficile. Cosa dovrei fare io, a parte incoraggiare entrambe a coltivare il proprio lato migliore e la positività? Posso pensare di essere in grado di insegnare cose che io stessa fatico ad imparare? e soprattutto.. posso pensare di essere un’insegnante credibile, quando mi hanno tutti i giorni sotto gli occhi e – penso – conosceranno a memoria le mie difficoltà così come io – penso – conosco le loro?

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