… dove ci siamo arenati? Perché alla fine la cosa importante non è non sbagliare mai, ma capire dove e quando si è commesso l’errore, e da lì ripartire.

Qualche giorno fa eravamo in visita all’Expo. Dopo la nostra brava coda riusciamo ad entrare al padiglione Italia. L’argomento del post non è questo, ma già che ci sono vi dico che per me è bello da commuovere, che non ne sarei più uscita e che – in un impeto di sentimentalismo e orgoglio iper patriottico che sperimento raramente- ho pensato che nessun altro Paese possa competere con il nostro quanto a bellezza, arte e – perché no – capacità, caparbia e creatività delle persone.

Il “manifesto” del padiglione italiano è quello che vi riporto in foto:

Siccome so che la foto fa pena e non si legge niente, vi ritrascrivo la parte saliente, ovvero la descrizione delle 4 potenze su cui si fonda il nostro Paese.

La potenza del saper fare“: la nostra capacità di rendere la terra produttiva conservandola per le generazioni a venire.

La potenza della bellezza“: che, per noi italiani, è energia per la vita

La potenza del limite” e “la potenza del futuro“: un ostacolo da superare che diventa motore per creatività e innovazione.

Tutto sommato, al di là di facili retoriche, mi sembra una bella sfida da raccogliere in tutti i campi.

 Nuova pagina, nuova storia. Stamattina sfogliavo il numero di luglio di ELLE intanto che bevevo il caffè: L’editoriale di  Danda Santini mi piace da sempre, mi piace quello che scrive e come scrive. Ora ve lo racconto.. fidatevi, perché anche la foto del giornale fa pena. vedrò se riesco a rimediare qualcosa di meglio.

Allora, questo mese si narra la storia di L., brillante fanciulla dall’inglese impeccabile grazie ad un anno di permanenza negli USA, libretto universitario sfolgorante e semestre di scambio universitario effettuato in prestigioso ateneo dell’estremo oriente.

Affronta colloquio di lavoro in prestigioso Studio di professionisti a Milano (non si specifica di quale tipologia) e si sente dire  senza grandi perifrasi che deve “togliersi dalla testa di rimanere incinta, perché loro non pagano il congedo e hanno bisogno di persone che garantiscano la massima disponibilità” (cit. ELLE luglio 2015, pag. 31).

Mettendo insieme i pezzi, dovrei dedurre che la fanciulla dovrebbe cogliere il senso di questa “potenza del limite” come una sfida per superare quello che un limite di certo non è ma viene proposto come tale?

Oppure dovrei pensare che “la potenza della bellezza” che certamente risiede in qualunque legittimo desiderio di maternità non è poi così bella e potente?

La “potenza del saper fare” quindi è ancora solo il saper fare una cosa per volta.. chè madre e stimata professionista insieme mai e poi mai: è noto che la maternità ottenebra qualunque capacità intellettuale.

Quanto a “potenza del futuro”, credo che ne avremo ben poco, visto che procreare (attività di elezione nel caso in cui ci si voglia in qualche modo assicurare un futuro) non è lecito né consigliabile.

E quindi, riformulo la domanda: dove ci siamo arenati?

Ma ne aggiungo un’altra: cosa racconto alle mie figlie? perché hai voglia a riempire la loro testolina di affermazioni del tipo “studi per te stessa e per tua cultura, perché il sapere rende liberi”: tutto sacrosanto, ma largamente insufficiente.

Come consolerò il loro sconforto se (e spero di no) quando sarà per loro il momento di affrontare il fatidico colloquio non avremo ancora fatto un passo avanti?

Non sono pronta a sentirmi dare della bugiarda per averle incoraggiate a fare tanto in vista di qualcosa che viene loro precluso per DNA.

So che è un post retorico.. ma se ripenso a tutti i vaneggiamenti fra amiche su studi universitari all’estero per i figli (per inciso.. abbiamo più figlie femmine che maschi) in vista di chissà quale possibile brillante futuro, non so se ridere o piangere. E non ditemi che la soluzione è andarsene dall’Italia: è una risposta banale, da voi mi aspetto di meglio.

 

 

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