Finirà prima o poi questo bastardissimo  caliente luglio… o forse finirò prima io.

Nel frattempo navigo a vista, riduco le attività allo stretto necessario per la sopravvivenza (casa, ufficio, supermercato con parcheggio coperto per evitare l’infarto), poche caute uscite serali o aperitivi con un paio di amiche se-Dio-vuole ancora reperibili in zona (merce rara, ormai).

Mi sento come un capitano in balìa di una ciurma ammutinata: tutta la family è sparsa e lontana, e io fingo di averne ancora il controllo a distanza nonostante nessuno mi si fili più di tanto, neppure a titolo di cortesia.

Elisa è in Scozia (a circa 20-25 gradi in meno rispetto a qui:domenica sera le prenderà un colpo quando rientrerà). Le comunicazioni, come è giusto che sia, si fanno desiderare: d’altra parte la prima vacanza all’estero senza madre per i piedi deve avere anche questo nel menu.

Per fortuna il suo immenso prof di inglese, che accompagna il gruppo, scrive profusamente sul suo blog le avventure degli italian children nel Regno di Sua Maestà britannica, quindi noi genitori siamo tutti tranquilli e felici ed evitiamo di stressare i fanciulli più del necessario.

Alice è al mare con i nonni. Di lei si perdono frequentemente le tracce per ore, salvo scrutare bene in mare e riuscire a scorgere un gruppetto di quattro o cinque paia di gambette adolescenti che sbucano dall’acqua: lei e le sue amiche passano più tempo a testa in giù in mare che in posizione eretta sulla terraferma.

Per il resto, siccome laggiù è un vai e vieni di ragazzine che partono e arrivano, quasi ogni giorno ha improrogabili impegni di saluti e addii strazianti: d’altra parte, le buone maniere non si possono trascurare neppure in vacanza. La mamma, invece, può aspettare… tanto lei, anche se non c’è, non se ne va mai.

E poi ci sono loro: i nonni, suprema invenzione , mai domi e (quasi) mai stanchi nonostante gli acciacchi dell’età e la fatica del caldo. Veramente non so cosa farei senza di loro, prego egoisticamente che reggano il nipotame ancora a lungo e mi sciacquo la coscienza pensando che per fortuna non sono a Milano con questo caldo.

Peccato che al mare faccia caldo uguale e che loro escano indefessamente per inseguire in spiaggia la nipote dodicenne. Non c’è verso di far capire loro che può andare e venire da sola: al massimo la lasciano da sola una volta a destinazione, ma devono trovare una scusa per fare la strada insieme. Lei brontola, io anche, ma come ho detto sopra nessuno mi si fila.

Stasera, per consolarmi dal caldo e dalla stanchezza, cena giapponese: sul divano, in barba ai regolamenti della casa. E intanto guarderò una puntata di Bones… perché ho nostalgia delle mie tate, e farò finta di vederla insieme a loro, che non se ne perdono una.

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