E aggiungo, finalmente.

E’ tornata ieri sera, con aria sognante, occhi brillanti, impermeabile a stanchezza, caldo, fame, sonno. Mi ha guardato appena, persa com’era nel vortice di abbracci e addii in cui solo le adolescenti sanno perdersi. Noi genitori in fila- come anatroccoli pazienti – ad aspettare che questo straziante momento finisse, che salutassero con trasporto il loro amato prof. accompagnatore, che rimirassero ancora un momento il loro spettacolare amico sbarcato con nonchalance in Italia in maglietta e kilt scozzese rosso fuoco: uno stile davvero inimitabile.

Poi sono stata travolta dal turbine: di parole in libertà, attestati di fine corso esibiti con orgoglio (e francamente ne ha motivo), regali per tutti compresa se stessa, fotografie di vecchi amici in vacanza con lei e nuove conoscenze da ogni parte d’Europa, che spergiura non si perderanno mai: non mi sogno neanche di dirle che non sarà così, sarei proprio contenta di sbagliarmi.

Guarda con affetto il suo cellulare, che ha rischiato di perire in terra straniera causa un improvvido volo in acqua: è stato salvato – pare- grazie a molte coccole, preghiere collettive e una provvidenziale immersione di due giorni nel riso. Infiniti ringraziamenti, in questo caso, al magico prof. che ha accompagnato la sventurata al supermercato per l’acquisto del riso salvavita, senza fare troppe domande.

Poi si è ricordata all’improvviso di avere una fame da lupo: due settimane di cucina scozzese in college possono segnare la vita persino di una come lei che non ha mai fame. Avrà di che rifarsi: da stasera una impaziente nonna la aspetta con padelle sul fuoco, e lì non si accetteranno scuse.

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