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 Spesso mi sono detta che scrivere un libro (magari anche solo un breve racconto.. senza essere troppo presuntuosi o pretenziosi) è uno dei miei sogni nel cassetto; uno di quelli che si tengono cari, si coccolano, si prendono un po’ in considerazione e poi si mettono di nuovo da parte perché paiono effettivamente un’impresa “troppo impresa” per poterla davvero compiere.

Tutto questo senza rendermi conto che effettivamente, invece, chiunque sia presente su questa terra è impegnato a scrivere il libro più importante, momento per momento, giorno per giorno; e che si tratti di una vera impresa non c’è davvero alcun dubbio, ma – alla fine – in un modo o nell’altro, tutti la portiamo a compimento.

 Ma è proprio vero che la vita è un libro che scriviamo per noi stessi? Non sono così d’accordo: se ripenso al mio libro mi saltano alla mente troppi capitoli che non ho scritto per me (o almeno non solo per me) e che continuo non solo a rileggere, ma anche a rivivere. Ciò non vuol dire che mi penta di averli scritti; ma che mi sia costato molto, questo sì.

Io avrei voglia di leggere questo libro, se non fosse il mio? In tutta sincerità, non lo so. E’ un libro che non mi pare aver nulla di straordinario se non per me, e talora pure io fatico a trovare qualcosa che si possa ritenere fuori dall’ordinario.

Ma quindi: che libro potrei mai scrivere, se persino nella stesura di quello più importante in assoluto non mi pare di essere così brillante? Ho ancora molto da scavare in me, molto da rileggere, troppo da capire prima che da me un giorno possa davvero uscire qualcosa.

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