Obbedisco a una richiesta. E giuro che non ho sbirciato quello vecchio.

Se fossi un animale, sarei un gatto: sono pigra, indipendente, pure un  po’ lunatica.

Se fossi un numero sarei il 3.  Il 4 a quanto pare mi viene un po’ male.

Se fossi un colore, sarei il rosso. Per quanto ci provi, non riesco a smussare il lato impetuoso e pungente del mio carattere

Se fossi uno sport, non esisterei: io e lo sport siamo su due pianeti lontani in due galassie diverse. Se proprio devo scegliere dico lo sci, per il senso di impagabile libertà che regala.

Se fossi una materia scolastica, sarei la filosofia, o la letteratura; l’universo delle parole è l’unico in cui riesco a perdermi, per il resto sono ben presente a me stessa.

Se fossi un mestiere, sarei una fotografa, o un scrittrice; mi piace fissare momenti e pensieri, anche per questo è nato il blog.

Se fossi un luogo, sarei una città; ho bisogno di stimoli, incontri e movimento, ma anche della meravigliosa sensazione di essere talora invisibile, come solo in una città si riesce ad essere. Come mi succede quando torno a casa.

Se fossi un periodo storico, sarei il presente; non è un periodo storico, ma il passato non mi attira e mi sono stancata di aspettare il futuro: non arriva mai.

Se fossi un genere musicale… questo proprio non lo so; mi trovo poco armonica, non credo di rientrare in nessun genere gradevole all’ascolto.

Se fossi un film, sarei “Quattro matrimoni e un funerale”; amicizie e ironia salveranno il mondo, o almeno salveranno me.

Se fossi un cartone animato,  non esisterei; nessun bambino si divertirebbe a guardarmi.

Se fossi una lettera, forse sarei una C, come l’iniziale del mio nome; si sforza di essere tondeggiante, ma le manca sempre un pezzo per completare l’opera.

Se fossi un oggetto, sarei un libro; ho cose da raccontare, anche solo a me stessa: altro motivo per cui è nato il blog.

Se fossi un giorno della settimana, sarei il lunedì: una sindrome che non mi abbandonerà mai.

Se fossi un mese, sarei aprile: alternanza di sole e pioggia, ultimi freddi e primi caldi, per molti foriero di allergie stagionali…

Se fossi un indumento, sarei una pashmina; può sempre servire, d’estate e d’inverno, ma si può anche tenere da parte, senza che sia troppo di peso.

Se fossi una pietra, sarei granito; ho imparato che è necessario saper reggere a lungo, e una certa durezza aiuta.

Se fossi un libro sarei L’Atlante dei Paesi che non esistono. Temo di non aver ancora trovato la mia vera collocazione .. non so se la troverò mai; per il momento leggo questo libro, che è affascinante.

Se fossi una canzone, non mi viene in mente.. ho nelle orecchie tutte le canzoni che mi propinano le mie figlie, ma per forza di cose nessuna mi rispecchia particolarmente.

Se fossi un cibo, potrei essere una pietanza orientale, un po’ speziata, un po’ piccante: o piace o la si detesta.

Se fossi una bevanda, sarei un bicchiere di vino rosso; da centellinare in una sera d’inverno, con calma.. e forse a piccole dosi.

Se fossi uno strumento musicale.. mi astengo, come per il genere musicale.

Se fossi un profumo, sarei – o forse mi piacerebbe essere- il caprifoglio: è fresco e sa di primavera, mi piacerebbe essere percepita così.

Se un frutto sarei una pesca: croccante e acidula o morbida e dolce.. dipende dal momento in cui scegli di mangiarla.

Se fossi un gelato sarei cioccolato; in realtà non so perché… è giusto un gusto che mi piace.

Se fossi una festa sarei il Natale; è l’unica festa che considero veramente tale, oltre ai compleanni delle persone che amo; tutto il resto è fuffa.

Se fossi una nazione sarei l’Italia; mi sono fatta lunghi esami di coscienza: con tutti i difetti che le trovo, non penso che vorrei vivere stabilmente altrove; con tutti i difetti che mi trovo, non penso che vorrei  essere davvero una persona diversa.

Se fossi una lingua, vorrei essere tutte le lingue del mondo, ma alla fine sarei l’italiano. Ho provato a lungo ad essere un’altra lingua: sopravvivi senza fatica, ma per riuscire a dire esattamente quello che vuoi, con la sfumatura che vuoi, devi usare la tua lingua. oppure sei Mandrake.

Se fossi un fiore, sarei un fiore di cactus; cresce anche nel deserto, resiste a un clima non proprio clemente, devi stare attento a non pungerti se ti viene in mente di coglierlo. Infatti non molti hanno questa idea.

Se fossi una capitale, questa me la ricordo.. di certo avevo detto Parigi; ma penso di somigliare di più a Londra, almeno per come ho visto Londra di recente: non me la tolgo dalla testa.

Se fossi un gioiello, sarei un paio di orecchini: piccoli e discreti, o più appariscenti, a seconda dell’umore.

Se fossi un personaggio delle fiabe, sarei Alice nel Paese delle Meraviglie: talvolta mi scopro a guardare con una certa incredulità il mondo che mi circonda e i Bianconigli che lo popolano; mi intestardisco a trovare nei fatti e nelle persone una logica che, evidentemente, è solo la mia.

Se fossi uno dei Sette Nani, sarei ovviamente Brontolo, senza necessità di spiegazioni.

Se fossi un sentimento, sarei l’amore materno; l’unico di cui non ci si pente mai.

Ora posso andare a sbirciare il vecchio post.. mi sento in pace.

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