Lascia dormire il futuro come merita.

Se lo svegli prima del tempo,

otterrai un presente assonnato.

-Franz Kafka-

Possiamo mai dare torto a Franz?  Io non mi azzardo.

Quello che mi lascia dubbi è la mia capacità di percepire quando si stia varcando la sottile linea di confine fra presente e futuro. Cioè fra quel che è, e  quel che sarà o potrebbe essere.

Non è un problema da poco: un’errata percezione può cagionare l’assorbimento di un tempo nell’altro, l’inutile anticipazione di un tempo non ancora maturo o anche, al contrario, l’altrettanto inutile dilatazione di un presente ormai superato.

Confesso di avere una vera fissazione per il tempo: il tempo che non basta, il tempo passato, il tempo che sembra non venire mai, quello dei progressi e quello che invece sarebbe bene fermare anche solo per un istante.

Se la vita è come una musica, sbagliare il tempo è un peccato non da poco… è snaturare completamente il significato della nostra grande composizione

Il vero problema è però un altro: che la sottile linea, alla fine, non esiste. La fluidità del tempo rende vano ogni tentativo di distinguere un presente sempre presente da un futuro sempre distante.

E tutto ciò, come sempre, mi crea ancora maggiori insicurezze su quale sia il tempo giusto per ogni cosa. Ho sonno, anche se non ho affatto la sensazione di andare di fretta.

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