E ricominciamo con il girone dantesco dei colloqui a scuola. L’onore del primo appuntamento tocca all’insegnante di lettere di Alice, una piacevole signora umbra aperta e cordiale, dall’aria solo apparentemente  svagata.

Esauriti i convenevoli e le comunicazioni su mia figlia, non essendoci appuntamenti dopo di me ci siamo concesse il lusso di una chiacchierata informale.

Svolazzando qua e là, arriviamo a parlare della consapevolezza dei ragazzi sulle loro possibilità, nonché della loro indubbia capacità di avere un atteggiamento critico sulle prestazioni e sulla riuscita scolastica.

Che poi, mi dice lei, tutta questa mania dei ragazzi di guardarsi addosso deriva in realtà dell’assurda pretesa di tanti genitori di vedere elargiti 9 e 10 come se fossero confettini, quando invece dovrebbero essere valutazioni riservate a “occasioni speciali”.

Sa – mi confessa con aria leggermente stupita- nei giorni scorsi ero a casa di mia madre e mi sono capitate fra le mani le mie pagelle delle medie e del liceo. Beh, sorpresa… Non me lo ricordavo, ma non ero poi così brava, avevo voti per lo più medi. In alcune occasioni addirittura mediocri; eppure ero considerata una che a scuola andava piuttosto bene e non mi pare di essere poi un’insegnante mediocre.

No cara prof, stia tranquilla: non lo è affatto. Nè dal punto di vista didattico né da quello umano.

Le dirò di più: in tanti anni di frequentazioni di varie scuole (come allieva prima e come madre poi) non mi è mai capitato di imbattermi in tanta onestà intellettuale. Eppure, ripensando alle molte figure incontrate, sono certa che in parecchi avrebbero da confessare peccati molto meno veniali dei Suoi.

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