Che non è La Resistenza ; quella già la celebrano, giustamente, in molti.

Io vivo la mia, quotidianamente, quindi un giorno vale l’altro per le celebrazioni.

 Cerco, fra l’altro, di resistere a mantenere vivo nelle mie figlie (ma alla fine pure in me stessa) un minimo senso di appartenenza ad un Paese che- per quanto indiscutibilmente bellissimo, elegante, prezioso e mille altre belle cose – lascia sempre di più addosso un senso di sfinimento ed impotenza.

Un Paese che si affida sempre di più all’estro, alle capacità e alle iniziative dei singoli piuttosto che ad una capacità collettiva ed istituzionale di dare motivazioni, incentivi e – perché no – supporto.

Un Paese che (in ordine sparso):

  • decide di investire risorse per aprire procedimenti disciplinari a carico di una PM che osa esprimere apprezzamenti (neppure troppo originali, e comunque a quanto pare in privato) su un attore belloccio: sarà magari poco etico.. ma possiamo occuparci di altre mancanze, per favore?
  • Si lascia mandare beatamente e pubblicamente al diavolo da una giornalista della TV egiziana incapace di rispettare un Regeni, perché tanto sai quanta gente scompare in Egitto quindi non rompete troppo se a voi ne facciamo sparire uno.
  • Si lascia raccontare dall’Unione Europea qualunque panzana passi loro per la mente, così intanto stiamo buoni per un po’.
  • Mantiene per anni immigrati nullafacenti che bivaccano nei centri di accoglienza con i tablet sottobraccio e hanno già imparato a tirare avanti e guadagnare tempo a botte di ricorsi e controricorsi, invece di seguire le pur blande indicazioni ministeriali che invitano a far svolgere loro piccoli lavori ed insegnare loro la lingua italiana: mi parrebbe il minimo sindacale,  come indice di rispetto tanto dell’essere umano quanto dello Stato….o sto sbagliando in qualcosa? (e non sono mie malignità gratuite, basta leggere qui ). Fra accoglienza e assistenzialismo la differenza è abissale… ma ovviamente cado nell’ovvio e nella retorica.

La mia resistenza quotidiana è insegnare alle mie ragazze a rispettare un Paese che non si rispetta e che non è rispettato, a continuare ad impegnarsi nonostante ormai vedano anche loro che chi non fa nulla spesso ottiene qualcosa e chi non rispetta le regole spesso ottiene ancora di più, a convincerle che la loro fatica quotidiana ha una ragione importante che è il loro futuro e, con un po’ di fortuna, anche quello del loro Paese. O magari di un altro Paese, visto che cominciano a dire che restare qui forse non è tanto una buona idea.

Se per chi ha fatto ben altre resistenze tutto ciò è  poco, chiedo umilmente scusa. Per me, in questo momento, è tanta roba. Così, per dirla come il PM.

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