Settembre, andiamo: è tempo di migrare

Ancora? Sì… ancora. non posso farci niente.

Mi è tornata l’inquietudine.

Ultimamente frequento pochissimo il blog, non so perché ma non mi viene voglia.

Questo fatto mi dispiace, il blog mi aiuta a concentrarmi e al tempo stesso a distrarmi. E’ insieme un momento di riflessione e di svago.

Quindi devo porre rimedio.

Ci riprovo tornando a casa, da dove sono partita per approdare qui.

Tornerò regolarmente a leggere i blog amici di WordPress, a questo non voglio rinunciare perché ho avuto la fortuna di imbattermi in persone che ho molto apprezzato; ma riprenderò a scrivere su Blogger, e vedremo se avrò nuove ispirazioni.

Vi ringrazio davvero tutti per aver trovato il tempo di passare di qui e lasciare un commento o anche solo un cenno di presenza.

Se ne avrete voglia, e mi fareste davvero piacere, mi troverete qui:

L’isola che non c’è – un blog di pensieri, sogni e piccole cose

Spero di rivedervi presto, un abbraccio a tutti.

 

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Vuoi anche un caffè?


È un tipo puntuale, arriva ogni mattina alle 9, mentre faccio colazione sul terrazzo al mare. 

Qualche volta porta un amico, ma più spesso è sola.  

Fa un paio di giri ampi, tanto per darmi il tempo di capire che è arrivata; sono piuttosto lenta al mattino. Poi aspetta che io sparga le briciole, che becca in modo meticoloso  e senza nessuna fretta: preferibilmente  torta ( al cioccolato, grazie) o krumiri. 

Sappiatelo, nel caso faccia un salto anche da voi. 

Ciprovomanonciriesco

E’ stato davvero un soffio, nel senso letterale del termine.

Pedalavo, direzione ufficio in un dopopranzo ovviamente caldo ma ampiamente nei limiti della decenza.

Uno sbuffo d’aria un po’ più sostenuto degli altri, una foglia secca che cade davanti alla mia bicicletta.

In un attimo il mio pensiero è balzato in avanti di un mese e mezzo…

Settembre, mattine frizzanti, aria fresca nelle narici, cielo di metallo alternato a qualche bruma, un caleidoscopio di colori.

Non ho ancora iniziato le ferie, già penso al dopo. Chiaro segnale, se ce ne fosse ancora bisogno, della mia totale incapacità di scollegarmi.

Scelte

“It is our choices,

Harry, that show what

we truly are, far more

than our abilities”

J.K ROWLING

In casa nostra Harry Potter è roba seria.

Quindi, quando stamattina  durante la mia solitaria e silenziosa colazione sono capitata sulla pagina Instagram di Barnes and  Noble e mi sono imbattuta nella citazione riportata, mi sono fermata a pensare.

E ho continuato a pensarci, qua e là, per tutta la mattina, cercando di strappare minuti di riflessione al delirio degli ultimi giorni di lavoro.

Perché è vero, persino banale. Ma le mie figlie non dovranno mai sapere che ho definito banale un passo di Harry Potter.

E’ quello che scegliamo ogni giorno che ci rende ciò che siamo, al di là di ogni teoria e di ogni desiderio anche inespresso.

E’ per le nostre scelte che ci circonda ci ama o ci detesta, si accorge di noi o ci ignora., ci ricorda o ci dimentica.

Il resto, purtroppo o per fortuna, è destinato a rimanere leggenda.

Domani Elisa rientrerà dall’Irlanda, con il suo carico di entusiasmo, parole, racconti, foto, regali per tutti.. e bucati da fare.

La prossima settimana finalmente sarò anche con Alice, le sue tenerezze, insicurezze, gioia di vivere, sorrisi e battiti di ciglia.

La mia scelta, diverso tempo fa, sono state loro e lo saranno sempre. Il resto, se c’è, è davvero solo leggenda.

 Buone vacanze a tutti.

Certe volte

Certe volte non sai neppure tu come ci arrivi, ma soprattutto ti sembra di non sapere come fare per uscirne. In realtà lo sai come ci sei arrivata: hai fatto quello che non devi, cioè il bilancio della tua vita  nel momento più sbagliato dell’anno; ma ormai è fatta.

Sono le volte in cui, senza un vero perché, la minima contrarietà sembra una disgrazia infinita, il minimo contrattempo una sciagura senza confini e la minima incertezza una paura non gestibile.

Sono le volte in cui ti senti incapace di un pensiero razionale, ti fai solo trasportare da inquietudine, tristezza, contrarietà e – purtroppo – rabbia. Purtroppo per te, perché dopo vorresti solo piangere e sprofondare, ma soprattutto purtroppo per chi ti è vicino, che non riesce a capire e non riesce ad arginare.

Sono le volte in cui ti ascolti mentre parli,   pensi di avere ragione, ma – allo stesso tempo – non riesci a credere a quello che stai dicendo; soprattutto non riesci a credere a come lo stai dicendo.

Sono le volte in cui , dopo, vorresti solo che ci fosse qualcuno a consolarti per i danni che hai fatto e per le preoccupazioni che dai, a dirti che fra poco ci saranno le vacanze, ti riposerai e passerà. Tu, in realtà, non sai nemmeno se crederci, perché ti sembra che non riuscirai per niente a riposare, che i pensieri, le ansie e la paura di non farcela che hai addosso rimarranno addosso. Forse ci si trovano bene, loro, addosso a te.

Ho comprato un libro

Spero che mi aiuterà a riordinare la mia mente, oltre che casa mia. Che comunque ne ha gran bisogno.

Sentirsi soli anche quando non si è soli è una bruttissima sensazione.

Ed eccoci qua….

A distanza di circa due anni, giorno più giorno meno, ci risiamo. Adesso è il turno di Alice inaugurare le uscite serali al mare.

Ora come allora, attendo. Ma sono stranamente meno trepidante. Vero è che, sdoganata la prima, la seconda va da sè.. E pure con un annetto di anticipo sulla tabella di marcia.

Ma forse è inevitabile. Come è stato nel mio caso, i secondi godono della strada faticosamente appianata dai primogeniti (io, ovviamente, ero la primogenita di un secondogenito maschio  nettamente più sgamato di me; praticamente una tragedia).

Lei ci sa fare, ahimè, decisamente più di sua sorella. Complice l’assenza di Elisa per due settimane, la lamentela sulla solitudine e sulla reclusione con i nonni per tutta la settimana,è riuscita ad ottenere ciò che desiderava. In più, egregiamente spalleggiata dallo spumeggiante trio a cui si accompagna: La Vi, La Mimi e La CeciRoma… Lasciamo perdere.

Non una tragedia, in fondo. Fra un’oretta o poco più la recupero. Se penso ad un paio di sue coetanee che già lo scorso anno stavano fuori fino a mezzanotte rientrando a casa da sole, sono una mamma del paleolitico.

Ho sempre il timore di non vedere la giusta misura… Che quella che mi sembra una “grande concessione” non sia in fondo nulla di che; e, allo stesso tempo, che questo spicchio di libertà estiva che le concedo sia invece persino troppo.

Per fortuna ho terminato le figlie, e con loro i relativi struggimenti della prima estate. Ben altri ne arriveranno… Ma nel frattempo, forse, riuscirò a riprendere fiato.

Di borse e di avventure. Ma anche di filosofie di vita 

La foto è tremenda.. ma l’ho scattata di corsa e di nascosto, prima che l’interessata se ne accorgesse e mi chiedesse il perché.

Comunque. Questa è la borsa che la mia ineffabile primogenita  aveva chiesto l’anno scorso come regalo per la promozione.

Aveva in mente da tanto il modello, ma una volta in negozio  abbiamo passato un bel po’ di tempo a scegliere il colore e – soprattutto- la frase che distingue ogni borsa.

Si è fermata davanti a questa, apparentemente pensierosa, ma con l’aria che di solito ha quando invece ha già deciso tutto e sta semplicemente elaborando il seguito. “Ecco, è lei – mi ha detto tranquilla- mi sembra adatta”.

Vero, è adattissima.

Adattissima a lei, che si muove tranquilla e sicura nel marasma dell’adolescenza, piena di aspettative e di quel senso di onnipotenza che riesci ad avere solo a 15 anni, quando sai che hai ancora tutte le scelte da compiere e nulla sembra impossibile.

“Ho accettato la grande avventura di essere Me”, recita la borsa. Frasetta un po’  adolescenziale? Mah.

Quanti di noi adulti riescono a gestire quotidianamente questa avventura in modo sereno, coraggioso e positivo? Io faccio fatica. Ogni tanto faccio fatica anche a mettere a fuoco il concetto di “essere me”, figuriamoci accettarlo.

Convivere con le proprie caratteristiche, i propri difetti ed angoli bui, ma anche con le proprie qualità e pregi, armonizzare il tutto e portarlo a spasso ogni giorno della propria vita: molto più di una grande avventura.

Buona estate Eli, per qualche tempo non pensate troppo alle avventure tu e le tue amiche, tutte così simili fra voi che da dietro quasi faccio fatica distinguervi. Ogni tanto le sfide si possono anche accantonare per un po’ e dare spazio a giorni più leggeri.

Buona estate anche a te, Ali, che di sfide e avventure non hai ancora tanta voglia di sentir parlare e cerchi con ostinazione una favola. Forse hai ragione tu.

 

Settimana 1

Settimana 1 arriva ogni anno, non si scappa. Porto le ragazze al mare e rientro, faccio un respiro profondo e organizzo i giorni riempiendone ognuno con tutto quello che non sono riuscita a fare nei precedenti 11 mesi.

Nell’ordine (più o meno), quest’anno settimana 1 è stata:

decidere di uscire a bere qualcosa con un’amica all’ultimo momento, dove l’ultimo momento sono quasi le 11 di sera, ora in cui normalmente mi trascino verso il letto; chiacchierare in relax e svuotare entrambe i pensieri, che può solo fare bene

uscire a cena con un gruppo di vecchi amici e sentire che due di loro si trasferiranno ad Amsterdam il prossimo mese: abbracciarli come se partissero per la luna ed essere felice e fiera per il loro coraggio; sentirsi anche un po’ depresse, come al solito, ma quello è un problema mio

passare una bella serata con un’amica, raccoglierne le confidenze e chiederti perché persone intelligenti come lei – che difendono a gran voce i diritti di tutti – non riescano a difendere i propri di diritti e a  vedere che una relazione in cui manca il rispetto non è una relazione, è solo una porcheria (che poi, già il termine  “relazione” in sé e per sé è poca cosa..); sapere perfettamente che sono anni ormai che non legge il tuo blog, ma sperare che la sorte la porti qui anche solo per errore, in modo che legga queste parole e  tu non abbia più la tentazione di dirle cosa pensi la prossima volta che la vedrai

sentirti dire da tua figlia che va be’ ieri sera sei uscita e la sera prima pure, ma stasera devi stare in casa a guardare Francia/Germania e devi pure tifare Germania anche se ci ha eliminato: perché la Francia ha eliminato l’Islanda, che è una cosa ancora più grave, e perché alla fine non c’è proprio più nessuna ragione per cui dovremmo tifare Francia

Ma settimana 1 è anche svegliarsi alle 5 di mattina senza sapere perché, rigirarsi un po’ nel letto e poi decidere di traslocare sul divano, così fai in tempo prima di uscire a guardare due puntate di fila dell’ultima serie TV da cui non riesci a staccarti e che hai registrato appena in tempo prima che scadesse su Sky

è decidere, alla fine delle suddette puntate, che è giunta ora di farsi coraggio e lavare un po’ per volta le coperture del divano che gridano vendetta, farsi quasi saltar fuori un’altra volta l’epicondilite mentre lotti con i cuscini per toglierle, e quindi chiederti chi diavolo te l’abbia fatto fare

è rendersi conto che dopo tutto questo traffico è diventato tardi, quindi farai la doccia al volo e uscirai con i capelli ancora bagnati, che tanto si asciugheranno in bicicletta; ed è far finta di niente quando arrivi in studio, e correre in bagno a pettinarsi perché tutti ti guardano come una pazza per come sei conciata

da ultimo, è anche continuare a guardare e riguardare questo video, ormai virale, e farsi venire ogni volta le lacrime agli occhi per come il gigante e la bambina si ipnotizzano a vicenda, per come lui si asciuga gli occhi di nascosto e perché questa è la canzone che spesso  ascolti quando hai bisogno di una razione in più di ottimismo

Domani è venerdì. Sei quasi finita, cara settimana 1: come al solito sei stata piuttosto piena e surreale, ma in fondo non male.

 

4th of July

Cause the darkness of this house has got the best of us
There’s a darkness in this town that’s got us too
But they can’t touch me now
And you can’t touch me now
They ain’t gonna do to me
What I watched them do to you

“Independence Day” – Bruce Springsteen

Mi sarebbe davvero piaciuto essere lì ieri sera, più di ogni cosa. Pazienza, sarà per la prossima volta.

Buon compleanno: a chi nasce oggi e  a chi, ogni giorno, cerca faticosamente di rinascere.

#prayfor

Charlie Hebdo, Parigi, Tunisi, Bruxelles, Mali, Istanbul.. Non ho ancora finito con Dacca e si ricomincia con Baghdad. E ne ho certamente dimenticati diversi.

Sono così tanti ormai. Non ce la si fa più. Ma il peggio è che ho la sensazione orribile di provare ogni volta un po’ meno dolore, un po’ meno indignazione, un po’ meno paura. E non perché, magari, si tratta di luoghi più lontani da noi.  

Non voglio abituarmi, ma ho il timore che stia succedendo.

E che ogni pensiero su questi fatti non sembri niente altro che retorica.